Le invasioni barbariche a Cesena...
 
Le invasioni barbariche
Le invasioni barbariche a Cesenatico

Nella loro espansione a nord e a nord-est i Romani avevano incontrato diversi popoli germanici (Goti, Vandali, Visigoti, Svevi, Burgundi, Alemanni, ecc.), denominati " barbari" ('stranieri'), e vi era stata nel tempo una notevole integrazione nell'esercito, composto in grande parte da soldati di origine germanica ai quali era stato garantito il rispetto delle loro leggi e istituzioni, in cambio del riconoscimento della dipendenza da Roma.

Le invasioni barbariche

La situazione varia profondamente nella seconda metà del IV secolo da mutamenti che avvengono nella lontana Asia centrale in territori dove ciclicamente si verificavano crisi che spingevano popoli nomadi verso Occidente.
A dare inizio alle invasioni barbariche sono gli Unni, particolarmente bellicosi, che si spingono nei territori gia stanziati da gruppi parzialmente integrati che a loro volta fuggono terrorizzati riversandosi all'interno dei confini dell'Impero e occupando i territori già in profonda crisi che gli ultimi imperatori d'Occidente non riescono a difendere.

Le invasioni continuano per tutto il V secolo ; la presenza dei popoli barbari nei territori dell'Impero diviene preponderante: gli imperatori d'Occidente vengono di fatto nominati ed eliminati dai generali dell'esercito e la deposizione dell'ultimo imperatore romano Romolo Augustolo, da parte del re goto Odoacre, nel 476, (l'episodio che convenzionalmente segna l' inizio del Medioevo).
Nel 410 il saccheggio di Roma da parte del re visigoto Alarico, destò gran sgomento, i barbari si assestano all'interno delle strutture politiche dell'Impero: essi non si dichiarano mai imperatori Romani, ma re dei loro rispettivi popoli, agendo formalmente 'in nome e per conto' dell'imperatore d'Oriente: l'amministrazione pubblica, la moneta, il sistema fiscale restano ancora in mano alla classe dirigente romana.
Tra 450 e 550 Franchi, Alemanni, Angli, Sassoni, popoli ancora pagani si muovono verso sud. Nel 568 giungono in Italia i Longobardi.

Le continue invasioni e la crisi delle infrastrutture varie provocano la fine dell'assetto ordinato del territorio organizzato dai Romani per l'attività produttiva. Le terre strappate retrocedono a forme elementari di sfruttamento, tra 400 e 750 d.C.la crisi é aggravata da un peggioramento climatico di lungo periodo, l'abbassamento delle temperature medie, l'avanzata dei ghiacciai e l'aumento della piovosità provocano il riformarsi di ampie paludi.
Si ritorna alle condizioni dell'epoca protostorica: gruppi isolati di abitazioni posti in luoghi rilevati in corrispondenza di rovine, argini o dune costiere, detti castellani; il degrado totale della viabilità . La peste costituisce un altro flagello, si diffonde a partire dal 541 seguendo il traffico marittimo: la zona di Ravenna e della Romagna fu tra le più colpite.

Tutto questo condusse a una grave crisi del mondo antico, le villae divennero ben presto ruderi, la popolazione dell'Europa mediterranea nei secoli dal II al VII d.C. si era più che dimezzata. Lo spopolamento e l'abbandono del territorio furono la conseguenza di invasioni, crisi politica e sociale, peggioramento ambientale, epidemie.

Bibliografia: Storia di Cesenatico di D. GNOLA, Soc. Editrice Il Ponte Vecchio Cesena

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